Articolo
L'impegno che esportiamo (e che non usiamo a casa)

È davvero così facile fare le valigie e andare via?
Magari l'hai fatto e sai com'è.
Ma se non l'hai fatto, te lo sei mai chiesto?
Spesso chi resta tende a colpevolizzare chi va via, perché sembra che abbia preso la strada facile, perché sembra più facile andare via che restare.
Ma è davvero così?
Chi va via deve affrontare mille difficoltà: trasferirsi, trovare una casa, trovare supermercati e locali di fiducia, organizzarsi per spostarsi (macchina o mezzi pubblici), conoscere nuove persone, trovare un lavoro...
Magari se va all'estero deve imparare una nuova lingua, una nuova cultura, nuove leggi, capire cosa si può e non si può fare, come mettersi in regola, fare nuovi documenti e permessi, pagare le tasse...
Quanto impegno ci vuole per stabilirsi all'estero?
Quante cose cambiano nella vita di chi va via?
Quanto è difficile stare lontano da casa, lontano dalla famiglia e dagli amici e vederli, se tutto va bene, per pochi giorni all'anno?
Chi va via lo fa con una visione: Se vado via, starò bene.
Chi va via, sa che dovrà combattere e impegnarsi ogni giorno per stare bene.
E quindi mi chiedo: "E se fosse un problema di visione?"
Se sapessimo che facendo tutti questi sforzi possiamo stare bene anche nel nostro territorio?
Perché andare via ci spinge a migliorare e a superare le difficoltà, mentre restare ci porta solo a lamentarci e a scoraggiarci?
Chi resta parla di resistenza, che è un concetto che indica l'opporsi ad un qualcosa cercando di limitare i danni, di sopportare una condizione.
Resistere, per me, è come giocare in difesa.
Sopportare il fatto che le cose non potranno mai cambiare e, appunto, vivere resistendo.
Io credo che dobbiamo iniziare a giocare in attacco.
Fare tutti gli sforzi che fa chi va via per adattarsi in un altro posto, per adattarci e superare le difficoltà che restare ci presenta.
Provare a creare nuove attività.
Unirci per supportarci a vicenda e fare in modo che l'idea di tutti possa tornare ad essere:"Se resto, starò bene.".
A presto,
Ivan